Dalla nascita delle prime radio private in Italia (1976), moltissime voci della radiofonia sono poi migrate verso i teleschermi. Un fenomeno su larga scala che ha coinvolto, a partire da Renzo Arbore con Alto Gradimento, personaggi come Jerry Scotti, Amadeus, Luca Laurenti, Fiorello e Marco Baldini, Leonardo Pieraccioni e molti altri ancora. E’ un’ evoluzione comprensibile, che considerava la radio come palestra per la definitiva consacrazione del personaggio attraverso la televisione.
Negli ultimi anni il flusso si è invertito. Un folto gruppo di personaggi dello spettacolo, senza aver mai avuto esperienze radiofoniche, ha cominciato a cimentarsi con cuffie e microfono. Ultimo in ordine di tempo l’approdo di Anna Falchi a Rtl, in qualità di ospite d’onore il giovedi notte del programma Onorevole Dj condotto da Pierluigi Diaco.
Soprassedendo sui motivi di questa collaborazione, ampiamente esplicitati dal recente gossip e dal video di cui sopra, resta da approfondire questa migrazione in senso contrario. Il personaggio dello spettacolo intraprende la carriera radiofonica all’insegna dell’anticonformismo, alla ricerca di una vetrina alternativa in cui mettere in mostra lo stesso repertorio già conosciuto attraverso i canali tradizionali. La meritata notorietà dei personaggi che sono cresciuti nella radiofonia è frutto di gavetta, esperienza, tecnica e trasparenza nel rapporto con il pubblico. La semplicità realizzativa della radio è un’arma a doppio taglio, perchè non permette errori o finzioni. Perciò questa migrazione al contrario ha, sempre più spesso, dei bruschi ritorni all’ovile.
* il titolo del post è tratto dal bel film di Stefano Reali.
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Marzo 4, 2008 a 5:33 pm ed è archiviato in Senza Categoria.
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Marzo 6, 2008 a 8:38 am
Beh un po’ tutti, dopo il suo calendario, hanno desiderato di sentire le opinioni e i ragionamenti di Anna Falchi in radio. Conosco persone che hanno comprato il calendario addirittura nella speranza che ci fossero trascritte le sue celebri massime. Delusi, si sono chiusi in bagno col calendario, a piangere.